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Hecho en México? (Studi e ricerche, autunno 2024)

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Le aziende ticinesi (studi e ricerche, primavera 2024)

Le preoccupazioni delle aziende (Sondaggio 2024)

Demografia e ricchezza in Cina (Studi e ricerche, Primavera 2023)

Dazi americani alle esportazioni svizzere

Le relazioni tra Svizzera e Stati Uniti sono ottime e si fondano su stretti legami di lunga data in termini economici, culturali e personali, è quanto sostiene il Dipartimento federale degli affari esteri DFAE, tuttavia, i dazi annunciati dal governo statunitense presieduto dal presidente Trump ammonteranno al 31-32% contro il 10% del Regno Unito, il 20% dell’Unione europea e il 24% del Giappone, evidentemente altri paesi hanno relazioni con gli Stati Uniti migliori della Svizzera.

Gli Stati Uniti, continua il Dipartimento federale degli affari esteri DFAE, sono un paese di importanza cruciale per la prosperità e la sicurezza della Svizzera, infatti, oltre a essere il secondo partner commerciale della Confederazione nel mondo, sono anche la principale destinazione delle esportazioni e degli investimenti diretti svizzeri all’estero, e costituiscono anche un importante centro per la formazione e la ricerca.

I prodotti svizzeri, dunque, esportati negli Stati Uniti subiranno un’impennata dei prezzi più alta di altri paesi, rendendo le esportazioni svizzere meno competitive, una difficoltà che si aggiunge a un franco svizzero ritenuto, per ragioni speculative, sopravvalutato del 38% rispetto al dollaro statunitense e del 34,3% rispetto all’euro, una condizione che metterà a dura prova l’industria manifatturiera elvetica, della cui soluzione non basterà affermare che i prodotti sono «Swiss Made», poiché ciò che conta è il valore percepito.

Il Consiglio federale non comprende i calcoli del governo statunitense, in verità nessun governo ha comprensione dei dazi calcolati dall’amministrazione statunitense, poiché evidentemente non hanno una base oggettiva e fattuale, ma puramente soggettiva e casuale, o forse anche strumentale a secondi fini, comunque, durante i prossimi contatti con le autorità statunitensi, il Consiglio federale si prefigge di chiarire «eventuali» malintesi e di raggiungere una soluzione.

Dopo l’Unione europea, alla quale è destinato il 40% del valore delle esportazioni svizzere, gli Stati Uniti assorbono il 15% del valore dei prodotti svizzeri, rappresentando il principale partner commerciale in termini di singolo stato, seguiti da Germania (12,2%), Cina (10,7%), Italia (6,4%) e Francia (4,8%).

Nel 2024, le imprese svizzere hanno esportato beni negli Stati Uniti per 64,8 miliardi di franchi composti principalmente di prodotti chimico-farmaceutici (51,9%), metalli preziosi (18,1%), strumenti di precisione (15,7%), macchinari (6,7%) e prodotti agricoli (2,5).

Eppure, la Svizzera ha abolito quasi ogni dazio industriale con gli Stati Uniti, precisamente il 99% dei beni provenienti dagli Stati Uniti è in esenzione doganale., in aggiunta, la Confederazione non sostiene l’industria nazionale con sussidi che distorcono la competitività delle sue imprese, e l’eccedenza dei beni è dovuta principalmente alle esportazioni di prodotti chimico-farmaceutici e al commercio dell’oro.

Le ragioni dei dazi americani devono allora essere politiche e non tecniche.

foto in alto a sinistra: ambasciata svizzera a Washington (wikimedia.org)

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