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La capacità delle imprese di affrontare il cambiamento • Sondaggio 2026

Negli ultimi anni il cambiamento è divenuto una condizione permanente dell’attività d’impresa. Trasformazione digitale, intelligenza artificiale, transizione energetica, instabilità geopolitica, nuovi modelli di consumo e crescente difficoltà nel reperire competenze stanno modificando il contesto competitivo con una rapidità senza precedenti. Ma quanto sono realmente preparate le organizzazioni ad affrontare questo scenario? Per rispondere a questa domanda Zhu+Rich Sagl ha condotto, nella primavera del 2026, un sondaggio rivolto alle organizzazioni della Svizzera italiana, con l’obiettivo di comprendere come imprenditori e manager percepiscono il cambiamento, quali ritengono saranno le principali sfide dei prossimi anni e su quali competenze intendono investire. L’articolo che segue presenta i principali risultati della ricerca e propone una chiave di lettura utile per interpretare lo stato di preparazione del tessuto imprenditoriale del territorio. Il rapporto completo, disponibile gratuitamente, approfondisce l’analisi e offre una lettura più estesa dei dati raccolti.


Il cambiamento non rappresenta più un evento straordinario nella vita delle organizzazioni. È diventato la condizione ordinaria entro cui imprese, enti pubblici e organizzazioni di ogni dimensione operano. L’accelerazione tecnologica, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei processi, la transizione energetica, le tensioni geopolitiche e la crescente difficoltà nel reperire competenze stanno modificando contemporaneamente mercati, modelli organizzativi e modalità di lavoro.

In questo contesto, la capacità di adattarsi costituisce una competenza strategica. Dipende meno dalla dimensione dell’organizzazione o dalle risorse disponibili e più dalla capacità di leggere i cambiamenti, comprenderne le implicazioni e tradurli in decisioni coerenti.

Per comprendere come le organizzazioni della Svizzera italiana stanno affrontando questa trasformazione, Zhu+Rich Sagl ha realizzato, nella primavera del 2026, un’indagine rivolta a organizzazioni appartenenti a differenti attività economiche del Cantone Ticino e del Grigioni italiano. Hanno partecipato 160 organizzazioni, offrendo un quadro rappresentativo delle percezioni e delle priorità del tessuto economico locale.

L’obiettivo della ricerca non era costruire classifiche, ma comprendere come imprenditori e manager interpretano il cambiamento, quali fattori ritengono più critici e su quali competenze intendono investire.

L’analisi è stata sviluppata attraverso un modello fondato su quattro dimensioni:

  • percezione del contesto
  • consapevolezza strategica
  • capacità organizzativa
  • propensione agli investimenti

Non rappresentano fasi successive, ma aspetti tra loro interdipendenti che descrivono la capacità di un’organizzazione di affrontare il cambiamento con continuità e visione strategica.

Nel complesso emerge un quadro incoraggiante. Le organizzazioni mostrano una buona consapevolezza delle trasformazioni in atto e riconoscono la necessità di adattarsi. Più limitata appare invece la capacità di tradurre questa consapevolezza in investimenti sistematici sulle competenze e sullo sviluppo organizzativo. È proprio qui che emerge il principale margine di miglioramento per rafforzare la competitività del sistema imprenditoriale della Svizzera italiana.

L’indagine mostra che la capacità di affrontare il cambiamento non dipende da un solo fattore, ma dall’interazione tra dimensione dell’organizzazione, attività economica e contesto territoriale.

La dimensione conta, ma non quanto si potrebbe immaginare

L’idea che le organizzazioni più grandi siano automaticamente meglio preparate ad affrontare il cambiamento trova solo una conferma parziale.

Le organizzazioni di maggiori dimensioni ottengono risultati mediamente migliori, soprattutto nella capacità organizzativa e nella propensione agli investimenti. È un dato prevedibile, poiché dispongono generalmente di maggiori risorse economiche, competenze specialistiche e strumenti di pianificazione.

La distanza rispetto alle organizzazioni più piccole risulta tuttavia meno marcata del previsto. Anche molte micro e piccole imprese dimostrano una buona capacità di leggere il contesto competitivo e una significativa consapevolezza delle sfide future.

Il limite principale non riguarda quindi la comprensione del cambiamento, ma la possibilità di trasformarla in investimenti sistematici, formazione continua e sviluppo organizzativo. Più che nella volontà di cambiare, la differenza risiede nella disponibilità di risorse per sostenere tale cambiamento.

Ne consegue che le politiche di sostegno alle piccole imprese dovrebbero concentrarsi meno sulla sensibilizzazione e maggiormente sull’accesso a strumenti di formazione, consulenza e sviluppo manageriale.

L’attività economica influenza il modo di affrontare il cambiamento

Le differenze più significative emergono invece tra le diverse attività economiche.

Le organizzazioni operanti nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, nei servizi avanzati alle imprese e nelle attività finanziarie registrano i livelli mediamente più elevati nelle quattro dimensioni considerate. Operano infatti in contesti caratterizzati da innovazione continua, elevata competizione e costante aggiornamento delle competenze.

All’estremo opposto si collocano attività economiche maggiormente legate alla produzione tradizionale o ai servizi locali, nelle quali il cambiamento è percepito più come un fattore esterno che come una leva di sviluppo. In questi contesti prevale un approccio orientato alla gestione dell’operatività quotidiana, con minore attenzione alla pianificazione strategica.

Ciò non significa che alcune attività economiche siano più innovative per natura, ma che sono esposte con intensità diversa alle trasformazioni tecnologiche, normative e di mercato e sviluppano, di conseguenza, differenti capacità di adattamento.

Il territorio incide meno di quanto si pensi

L’analisi territoriale restituisce un quadro diverso da quello spesso rappresentato nel dibattito pubblico.

Le differenze tra le diverse aree della Svizzera italiana risultano infatti contenute e il livello medio di preparazione appare sostanzialmente omogeneo.

Questo suggerisce che oggi il territorio incide meno delle caratteristiche organizzative interne. La diffusione delle tecnologie digitali, la circolazione delle informazioni e la crescente integrazione economica hanno progressivamente ridotto molte delle differenze che in passato caratterizzavano le diverse aree del Cantone Ticino e del Grigioni italiano.

La capacità di affrontare il cambiamento sembra quindi dipendere sempre meno dal luogo in cui un’organizzazione opera e sempre più da come è organizzata, da come sviluppa le competenze delle proprie persone e dalla qualità della leadership. La competitività è determinata soprattutto dalle scelte manageriali, più che dal contesto geografico.

Le sfide dei prossimi tre anni

Il cambiamento è ormai una costante. La questione non è più stabilire se le organizzazioni dovranno affrontarlo, ma comprendere quali trasformazioni avranno l’impatto maggiore sulla loro attività.

Il sondaggio individua con chiarezza alcune priorità. Al primo posto emerge l’innovazione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei processi e l’automazione. Per molte organizzazioni non rappresentano più uno scenario futuro, ma una realtà con cui confrontarsi quotidianamente.

Accanto alla tecnologia assumono crescente rilevanza la difficoltà nel reperire personale qualificato, l’evoluzione delle competenze richieste dal mercato del lavoro e la necessità di aggiornare continuamente conoscenze e capacità professionali. Le organizzazioni riconoscono che il vantaggio competitivo dipenderà sempre meno dagli impianti o dalle tecnologie e sempre più dalla qualità delle persone.

Tra le principali preoccupazioni figurano inoltre l’incertezza economica, l’aumento della concorrenza internazionale, l’instabilità geopolitica e la crescente complessità normativa. Pur avendo origine esterna all’impresa, questi fattori influenzano direttamente investimenti, pianificazione strategica e sviluppo.

Nel loro insieme, le risposte delineano un quadro chiaro: il cambiamento non viene percepito come un fenomeno circoscritto, ma come un processo che coinvolge contemporaneamente tecnologia, organizzazione, mercato e persone. Affrontarne una sola dimensione senza considerare le altre appare sempre meno possibile.

Le competenze su cui investire

Se le sfide sono molteplici, altrettanto significativo è osservare quali competenze le organizzazioni ritengono prioritarie.

Le risposte convergono su tre aree principali.

La prima riguarda le competenze manageriali. Pianificazione, controllo, gestione economico-finanziaria e project management sono considerate essenziali per assumere decisioni fondate su dati e analisi in un contesto sempre più complesso.

La seconda riguarda leadership e organizzazione. Gestione delle persone, comunicazione, lavoro di gruppo, motivazione e capacità di guidare il cambiamento emergono come competenze indispensabili. L’innovazione non dipende soltanto dall’introduzione di nuove tecnologie, ma dalla capacità di coinvolgere le persone nei processi di trasformazione.

La terza riguarda lo sviluppo imprenditoriale e il cambiamento. Molte organizzazioni avvertono l’esigenza di rafforzare la capacità di individuare nuove opportunità di mercato, sviluppare modelli di business, valutare investimenti e governare il cambiamento con una prospettiva di medio-lungo periodo.

Attorno a queste tre aree si collocano altri temi, dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dalla cybersicurezza alle competenze digitali. Tutti riconducono però allo stesso obiettivo: rafforzare la capacità dell’organizzazione di adattarsi con continuità a un contesto in costante evoluzione.

L’aspetto forse più significativo è proprio questo. Le organizzazioni non chiedono soltanto nuove conoscenze tecniche, ma strumenti per governare il cambiamento. È il passaggio da una formazione orientata all’aggiornamento professionale a una formazione finalizzata allo sviluppo della capacità manageriale e organizzativa.

Dall’analisi all’azione

Ogni ricerca rappresenta la fotografia di un determinato momento storico. Il suo valore, tuttavia, non risiede soltanto nella capacità di descrivere la realtà, ma soprattutto nell’offrire elementi utili per orientare le decisioni future.

Anche questo sondaggio va letto in questa prospettiva.

I risultati mostrano un sistema imprenditoriale consapevole delle trasformazioni in atto e delle sfide che caratterizzeranno i prossimi anni. Le organizzazioni riconoscono il ruolo dell’innovazione tecnologica, l’importanza delle competenze e il valore crescente della leadership, della formazione e dello sviluppo organizzativo.

Questa consapevolezza costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente.

La vera differenza sarà determinata dalla capacità di trasformarla in decisioni concrete. Investire nelle competenze, ripensare l’organizzazione del lavoro, sviluppare nuovi modelli di leadership e introdurre strumenti di gestione più evoluti richiede continuità, metodo e una visione di medio periodo. Non si tratta di interventi occasionali, ma di un processo permanente di adattamento.

Il cambiamento non è un progetto con una data di inizio e una di conclusione, bensì una caratteristica strutturale dell’ambiente economico contemporaneo. Per questo motivo le organizzazioni che sapranno affrontarlo con maggiore efficacia non saranno necessariamente quelle dotate delle maggiori risorse, ma quelle capaci di apprendere più rapidamente, valorizzare le competenze delle persone e trasformare l’incertezza in opportunità di sviluppo.

La ricerca evidenzia inoltre che le differenze tra le organizzazioni dipendono meno dalla dimensione o dal territorio e più dalla qualità delle decisioni manageriali. A parità di contesto competitivo, alcune investono con continuità nello sviluppo delle competenze, nella pianificazione strategica e nell’innovazione dei processi; altre tendono invece a reagire solo quando il cambiamento diventa inevitabile.

È probabilmente questa la principale indicazione che il sondaggio consegna agli imprenditori e ai manager della Svizzera italiana.

Prepararsi al futuro non significa prevedere ogni cambiamento, ma costruire organizzazioni solide, competenti e flessibili, capaci di adattarsi senza compromettere la propria competitività.

In questa prospettiva, formazione manageriale, consulenza direzionale e sviluppo organizzativo non rappresentano costi, ma investimenti destinati a rafforzare resilienza, capacità di innovazione e crescita nel lungo periodo.

Il cambiamento continuerà a trasformare mercati, tecnologie e modelli di business. La differenza sarà determinata, come sempre, dalla qualità delle decisioni che le organizzazioni sapranno assumere.


Rapporto completo

L’articolo presenta una sintesi dei principali risultati dell’indagine condotta da Zhu+Rich Sagl tra le organizzazioni della Svizzera italiana.

Il rapporto completo, con l’analisi integrale dei risultati, i grafici e gli approfondimenti metodologici, è disponibile gratuitamente in formato PDF all’indirizzo Rapporto 2026 – La capacità delle organizzazioni di affrontare il cambiamento.