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Innovazione di prodotto e processo in Svizzera e Ticino

Un paese è considerato avanzato se ha un’economia robusta, un’industria all’avanguardia, un mercato diversificato, un esercito addestrato, una popolazione istruita e alleati affidabili con i quali condividere valori comuni, preferibilmente democratici e liberali. Il valore di ciascuna di queste componenti rimane valido se esistono nel paese imprese e organizzazioni capaci di innovare incessantemente i propri prodotti e i propri processi allo scopo di aumentare i ricavi e ridurre i costi, ricordandosi che l’utile è sempre uguale alla differenza aritmetica tra ricavi e costi, senza il quale, trasformato in liquidità, non c’è strategia di impresa che tenga. Secondo i criteri di valutazione stabiliti da alcune organizzazioni multilaterali, la Confederazione Svizzera e il Cantone Ticino sono rispettivamente tra i paesi e le regioni più innovative al mondo. Oltre a un confronto internazionale, di particolare interesse è anche il paragone tra le grandi regioni svizzere. Un centro specializzato del Politecnico federale di Zurigo, allineato agli standard internazionali, conduce regolarmente inchieste per valutare il contenuto di innovazione delle imprese svizzere, dalla prospettiva sia dei prodotti e dei servizi sia dei processi di progettazione, produzione e vendita. Il Cantone Ticino rappresenta una delle più interessati realtà elvetiche presenti e future.


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Il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico a Lugano nel Cantone Ticino (foto: CSCS)


Nel giugno 1963, un gruppo di esperti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), di cui la Svizzera è paese membro fondatore, si riunirono a Frascati, comune alle porte di Roma, per elaborare un primo documento che stabilisse congiuntamente il significato di termini come ricerca di base, ricerca applicata, sviluppo sperimentale e altri ancora riguardanti scienza e tecnologia. Il documento, che prese poi il nome di Manuale di Frascati, fu accettato internazionalmente e servì come linguaggio comune nelle discussioni politiche sulla scienza e sulla tecnologia in molte istituzioni internazionali, inclusa l’Organizzazione delle Nazioni Unite e l’Unione europea.

Nel corso degli ultimi decenni, il gruppo di esperti, sotto la guida dell’economista italiano Giorgio Sirilli, ha prodotto un insieme di documenti che chiarisce gli elementi specifici da utilizzare per la misurazione del progresso scientifico. Di particolare interesse è il documento che fu elaborato per la prima volta nella capitale norvegese e, per questo motivo, prese il nome di Manuale di Oslo. In piena e coerente continuità con i lavori intrapresi all’inizio degli anni ’60 a Frascati, il Manuele di Oslo si occupa specificamente di innovazione.

Sebbene il concetto di innovazione sia intrinsecamente soggettivo, la sua applicazione è resa abbastanza oggettiva e comparabile utilizzando definizioni comuni, le quali facilitano la raccolta e la rendicontazione di dati per la misurazione dell’innovazione e delle attività a essa correlate, per imprese diverse per paese, per industria, per dimensioni e per strutture organizzative.

Il requisito fondamentale che differenzia l’innovazione da altri concetti come l’invenzione è l’implementazione, cioè l’oggetto dell’innovazione deve essere messo in uso o reso disponibile per l’uso da parte di altri soggetti.

L’innovazione di impresa è un prodotto o processo aziendale nuovo o migliorato, oppure una combinazione di essi. Un’innovazione di prodotto è un bene o servizio nuovo o migliorato. Un’innovazione dei processi aziendali è un processo aziendale nuovo o migliorato per una o più funzioni aziendali. In entrambi i casi, l’innovazione differisce in modo significativo dai precedenti prodotti e processi aziendali dell’azienda, ed è stata introdotta sul mercato oppure utilizzata dall’azienda.

Un principio chiave del Manuale di Oslo è che l’innovazione può, e deve, essere misurata. Le componenti chiave del concetto di innovazione includono il ruolo della conoscenza come base per l’innovazione, la novità, l’utilità e la creazione o conservazione del valore come presunto obiettivo dell’innovazione.

L’innovazione si misura attraverso indagini, o anche innovation survey, dalle quali, tramite lo sviluppo di un questionario elaborato secondo i criteri dettati dal Manuale di Oslo, è possibile sapere ad esempio quante imprese hanno attuato delle innovazioni di prodotto e di processo, quante nel settore manifatturiero e quante nel settore dei servizi, quanto fatturato è stato generato dalla vendita dell’innovazione oppure quanti costi sono stati ridotti dalla sua implementazione.

Ai criteri effettivi di misurazione dell’innovazione, si aggiungono anche elementi meno tangibili, come per esempio i brevetti, il cui significato è parzialmente indicativo della capacità di un paese o di un’impresa di creare innovazione, poiché non tutte le invenzioni sono implementabili o implementate, e non tutte le innovazioni sono brevettabili o brevettate, rimanendo in questa circostanza solo dei segreti industriali (trade secret), che pure contano per la competitività delle imprese.

Per la Svizzera l’indagine è rappresentata dalla Swiss Innovation Survey (SIS), perfettamente allineata alla Community Innovation Survey (CIS), l’indagine dei paesi membri dell’Unione europea. Sin dal 1990, le indagini sono condotte dal Centro di ricerca congiunturale (Konjunkturforschungsstelle, KOF) del Politecnico di Zurigo. L’ultima indagine è stata svolta per il periodo 2016-2018 e i relativi risultati sono stati pubblicati nel novembre 2020 dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (sefri), di cui una delle principali novità è rappresentata dai dati elaborati anche per grandi regioni della Svizzera, dunque in maniera specifica anche per il singolo Cantone Ticino, che consente un interessante confronto interno.

Il primo indicatore utile è il numero di imprese svizzere, tra le 1971 intervistate, che ha introdotto prodotti o processi innovativi nel triennio 2016-2018. Il risultato che emerge è che un’impresa su tre ha innovato, precisamente il 33,4%. È da segnalare che nel periodo 2010-2012 il numero di aziende svizzere innovative corrispondeva al 39,4%, dunque la spinta innovativa, nonostante i processi di digitalizzazione e transizione ecologica, ha subito un arretramento di sei punti percentuali. Nel Cantone Ticino la percentuale di impresse che innovano è superiore di più di tre punti alla media nazionale, assestandosi al 36,7%, un risultato tale che colloca il Cantone Ticino al terzo posto tra le grandi regioni svizzere, preceduta da Zurigo (41,8%) e dalla Svizzera centrale (38,6%), cioè l’insieme dei cantoni Lucerna, Uri, Svitto, Obvaldo, Nidvaldo, Zugo [grafico 1].

Altro indicatore di rilievo è il numero di imprese che ha innovato solo i prodotti, solo i processi oppure una combinazione dei due. I risultati mostrano, come era plausibile, che le imprese svizzere sono più orientate all’innovazione di prodotto con una quota del 13,6%, la quale registra una sostanziale decrescita rispetto agli anni 2010-2012, precisamente del 6,6%. L’innovazione di processo si assesta sul 10,3%, registrando una leggera crescita del 2,8%, mentre l’innovazione di prodotto e processo si posiziona a un livello più basso, 9,6%, anche essa in tendenziale calo. [grafico 2]

I valori riscontrati nel Cantone Ticino rispecchiano la media nazionale, 13.8% per la sola innovazione di prodotto [grafico 3], per la sola innovazione processo si posiziona sopra la media con un 13.9%, secondo solo alla Svizzera orientale, cioè i cantoni di Glarona, Sciaffusa, San Gallo, Grigioni, Turgovia e i due semi-cantoni di Appenzello Esterno e Appenzello Interno [grafico 4], mentre con il 9% per l’innovazione di prodotto-processo si colloca sotto la media nazionale [grafico 5].

Dalla prospettiva dei due grandi settori secondario (manifatturiero) e terziario (servizi), le imprese svizzere si caratterizzano, come era plausibile, per una innovazione più spiccata per il settore manifatturiero, pari al 50,0% del totale delle imprese intervistate, con il Cantone Ticino che invece si mantiene su 48,7 imprese su ogni cento [grafico 6]. Più interessante per il Cantone Ticino è il settore terziario, dove invece si mantiene sopra la media nazionale del 31,7%, per l’esattezza il 39,9% delle imprese ticinesi attive nei servizi innova, una percentuale che è di poco seconda al 40,1% di Zurigo [grafico 7].

Un’altra variabile che merita considerazione nel valutare la capacità di un’impresa di creare innovazione è costituita dagli investimenti in attività di ricerca e sviluppo (R&S) utili per sostenere il processo innovativo soprattutto nella fase iniziale. Le attività di ricerca e sviluppo si dividono in ricerca di base, condotte per acquisire nuove conoscenze sulla base di fenomeni ed eventi che si possono osservare, ma senza un obiettivo o un’applicazione specifici, che invece caratterizzano la ricerca applicata, e ancora lo sviluppo sperimentale, inteso come l’insieme delle attività necessarie affinché i prodotti o i servizi appena scoperti o innovati trovino le condizioni necessarie per avviare un processo di industrializzazione.

La classificazione delle imprese che investono capitali in attività di ricerca e sviluppo è riferibile a imprese che innovano e imprese che non innovano, dato che non sempre l’investimento si trasforma in innovazione di prodotto o processo. Sul totale delle imprese spicca la Svizzera nordoccidentale, cioè i due semi-cantoni di Basilea Città e Basilea Campagna, e il Cantone Argovia, con il 17,5%, seguita dalla Svizzera centrale (16,4%) e il Cantone Ticino (16,1%) [grafico 8]. Per le imprese che innovano, la Svizzera nordoccidentale rimane la grande regione che più investe in attività di ricerca e sviluppo col 45,1% delle sue imprese, seguita dal Cantone Ticino col 43,3% [grafico 9]. In entrambe le classificazioni, la tendenza nazionale è rimasta pressoché stabile. Tra le aziende che investono in ricerca e sviluppo, e che riescono anche a innovare, la grossa quota è rappresentata da imprese che innovano sia prodotti sia processi (69,6%) e da imprese attive nel manifatturiero (80,2%).

Lo scopo dell’innovazione varia a seconda delle diverse prospettive, per esempio per alcune persone potrebbe significare un prodotto o un servizio socialmente utile, per esempio una lavatrice oppure l’home banking, nel primo caso non si va più al fiume a lavare le lenzuola, mentre nel secondo non si va più in banca a versare lo stipendio. Per altre persone ancora, lo scopo dell’innovazione potrebbe significare la preservazione dell’ambiente, per esempio un’automobile elettrica oppure la carta riciclata, nel primo caso si limitano le emissioni di anidride carbonica e altri gas climalteranti nella biosfera, mentre nel secondo si riduce il disboscamento di piccole e grandi foreste. Per altre ancora, potrebbe significare la generazione di un risultato economico, per esempio la crescita del fatturato oppure la riduzione dei costi per la produzione di un manufatto o per l’erogazione di un servizio, o di una combinazione di essi, come nei casi di business model fondati su principi di servitizzazione, in cui l’offerta di una fornitura di un manufatto è integrata con l’erogazione di un servizio complementare.

I risultati della Swiss Innovation Survey indicano che per le imprese svizzere, sia manifatturiere sia di servizi, la quota di fatturato generata dall’innovazione si è mantenuta su valori del 30%, sebbene ci sia stata una tendenziale diminuzione nel corso del precedente decennio, particolarmente sentita per le imprese del terziario. Nel Cantone Ticino, la quota di fatturato creata da prodotti e servizi innovativi è risultata pari al 33,3%, la percentuale più alta registrata nell’intera Svizzera [grafico 10].

La riduzione dei costi a fronte di una innovazione interessa le imprese che generano innovazione di processo oppure una combinazione di innovazione di prodotto e di processo, si tratta cioè sviluppare processi di fabbricazione di prodotti o di erogazione di servizi, esistenti o nuovi, che consentano una più efficiente gestione delle risorse, che si tratti di persone, materiali o capitali.

Per entrambi i tipi di innovazione, le imprese svizzere che sono riuscite a ottenere una riduzione dei costi sono risultate circa il 38% delle imprese intervistate [grafico 11]. Di particolare interesse, per le imprese che perseguono sia l’innovazione di prodotto sia l’innovazione di processo, è la repentina caduta del numero di imprese che beneficiano di queste attività, precisamente dal 60,8% del triennio 2014-2016. Le ragioni di questo regresso potrebbero essere diverse, per esempio l’apprezzamento del franco rispetto all’euro e al dollaro oppure l’aumento del prezzo di certe materie prime possono avere contenuto la riduzione dei costi a seguito di attività innovative, ma l’innovazione è veramente efficace quando riesce a far fronte anche a cause esogene, dato che ogni impresa è parte di un ecosistema molto oltre le proprie mura.

La riduzione dei costi per le innovazioni di prodotto e processo è risultata pari al 3,2%, mentre per le sole innovazioni di processo è stata pari al 2,4%, cifre caratteristiche di sistemi logistico-produttivi già consolidati [grafico 12]. Anche in questo caso, è da notare il forte calo della riduzione dei costi per le imprese che innovano prodotti e processi rispetto al triennio precedente l’ultima indagine, precisamente si è passati dal 6,4% al 3,2%.

In termini di settore secondario e terziario, i risultati dell’indagine mostrano che nel primo caso il 50,8% delle imprese sono riuscite a ridurre i costi, mentre nel secondo solo il 33% con un netto calo di diciannove punti percentuali rispetto al triennio precedente [grafico 13], per un valore rispettivamente pari al 4,1% e al 2,3%, anche quest’ultimo calato più della metà rispetto al riferimento precedente [grafico 14].

La grande regione svizzera in cui le imprese hanno più beneficiato di una riduzione dei costi per soluzioni innovative è stata l’Espace Mitteland, cioè i cantoni di Berna, Friburgo, Soletta, Neuchâtel e Giura, con il 49% del totale delle imprese interpellate, seguita dalla Svizzera orientale, 45,3%, e dal Cantone Ticino, 37,2% [grafico 15].

La statistica dell’innovazione misurata secondo criteri internazionalmente condivisi mostra che il Cantone Ticino è una delle più promettenti grandi regioni svizzere per lo sviluppo prodotti e servizi innovativi. In realtà, il contenuto di innovazione del Cantone Ticino travalica i confini federali. Secondo l’ultima indagine della Commissione europea pubblicata nel Regional innovation scoreboard, su 240 regioni europee esaminate, il Cantone Ticino si è posizionato all’ottavo posto. Il meglio deve ancora venire.

Riferimenti: Business innovation statistics and indicators, OCSE, gennaio 2020; Community Innovation Survey, Commissione europea, dicembre 2021; Forschung und Entwicklung (F+E)-Aufwendungen der Privatwirtschaft, UST, 7 dicembre 2020; Frascati Manual, OCSE, 8 ottobre 2015; High-tech industry and knowledge-intensive services (HTEC), Commissione europea, 30 gennaio 2020; Il triangolo competitive: innovazione, organizzazione e lavoro qualificato, Università Cattolica del Sacro Cuore Piacenza, settembre 2004; Innovation in der Schweizer Privatwirtschaft, SBFI, novembre 2020; L’innovazione in Ticino, USTAT, gennaio 2022; La statistica sull’innovazione, USTATt, maggio 2021; Main Science and Technology Indicators, OCSE, settembre 2021; Oslo Manual, OCSE, 22 ottobre 2018; Programma di legislatura 2091-2023, DEF, Repubblica e Cantone Ticino, gennaio 2020; Regional innovation scoreboard, Commissione europea, 21 giugno 2021; Science, Technology and Innovation Scoreboard, OCSE, novembre 2020.