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La nuova legge federale sulle emissioni di CO2

Il Parlamento federale ha adottato la revisione della legge sulle emissioni di anidride carbonica (CO2) lo scorso 15 marzo, dei cui dettagli il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni DATEC ha fornito precisazioni e chiarimenti.

È importante precisare che la revisione della legge è stata necessaria a seguito della bocciatura referendaria del 13 giugno 2021 (Legge sul CO2), nella quale il 51,6% dei votanti e 21 dei 26 cantoni si espressero a favore di un «no» ritenendola costosa, non utile per il clima e perfino iniqua, poiché colpirebbe, a detta del comitato contrario, soprattutto le fasce di reddito medio-basse.

Con la decisione popolare vennero mancare le condizioni giuridiche necessarie per rispettare l’impegno per la protezione del clima che la Svizzera assunse nei confronti della comunità internazionale con la sottoscrizione dell’Accordo di Parigi. 

La nuova legge prevede che le diminuzioni di emissioni di CO2 si devono realizzare in attività economiche specifiche come i trasporti, in particolare il traffico aereo internazionale, l’industria e la costruzione di edifici.

Le diminuzioni per raggiungere gli obiettivi di riduzione di CO2 devono realizzarsi almeno per due terzi in Svizzera, ossia la cosiddetta «quota nazionale», mentre il rimanente terzo attraverso azioni intraprese all’estero.

Assunto il 1990 come anno di riferimento, gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti si riferiscono al 2050, come del resto accade nei paesi dell’Unione Europea, con obiettivi intermedi nel 2030 e nel 2040.

Per esempio, per la sola quota nazionale, l’obietto assegnato ai trasporti prevede una riduzione del 25% al 2030, del 57% nel 2040 per raggiungere il 100% nel 2050.

Per l’industria invece, l’obiettivo finale al 2050 è una riduzione del 90%, con valori intermedi del 35% e del 50% rispettivamente nel 2030 e nel 2040.

Anche per la costruzione di edifici si punta a una riduzione totale delle emissioni rispetto ai valori del 1990.

La legge fornisce indicazioni su come raggiungere gli obiettivi, per esempio, nel caso dei trasporti pubblici si promuovono i treni notturni e le propulsioni elettriche, mentre i produttori e gli importatori di carburanti fossili sono tenuti a compensare una parte delle emissioni di CO2 derivanti dal traffico con progetti o programmi di protezione del clima secondo specifiche quote, e ancora, agli importatori di autoveicoli è richiesta l’immissione in circolazione di veicoli nuovi più efficienti in termini di rami di CO2 per chilometro percorso oppure alimentati con propulsione alternativa.

Per l’industri manifatturiera, sono ampliati i tre grandi strumenti già in opera, ovvero il sistema di scambio di quote di emissioni (SSQE) per gli impianti, la tassa sullaCO2 e l’impegno di riduzione, ai quali si aggiungono anche la promozione dei gas rinnovabili e degli impianti solari termici.

Se per alcune imprese la nuova legge è una minaccia, per molte altre è una grande opportunità.

foto in alto a sinistra: stazione di ricarica per auto elettriche ad Ascona (archivio Zhu+Rich Sagl)